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Te la do io l'America
«Te la do io l’America.
Ora vado a parlarci io con Bush... Ma non gli stringo quella mano
grondante di sangue». Lunedì 10 aprile. Ore 23.29. Sul palco allestito
in piazza Santi Apostoli a Roma, i leader dell’Unione festeggiano la
vittoria alle elezioni politiche. Tra i più scatenati c’è Oliviero
Diliberto, segretario dei Comunisti Italiani. È un fiume in piena.
Mentre i compagni si abbracciano, lui parla un po’ con tutti, senza
distinzioni: dal pakistano che vende fiori a una coppia gay che si sta
baciando appassionatamente. Urla di gioia per un successo arrivato quasi
a notte fonda. E non perde tempo per far capire al Paese che da martedì
in avanti «la musica cambia. Adesso in politica estera dettiamo noi la
linea da seguire. Basta essere i “leccaculi” di Bush. «Anzi - sorride a
una fan rigorosamente vestita di rosso - stringiamo una bella alleanza
con Fidel Castro: sigari, cuba libre e mignotte. Adelante...».
Che sia una serata di gran festa lo si vede fin da subito. Dagli sguardi
di mezzanotte di Prodi e di Fassino. Il primo ha la faccia sorridente da
muppet show. Il secondo, commosso, ringrazia tutti. Sopra il palco,
grazie alle sue lunghe leve, riesce a stringere più mani di chiunque
altro. È festa grande in piazza Santi Apostoli. Un lunedì notte da libro
dei sogni. Noi della Padania... ...c’eravamo. Lì, nello stand assegnato
alla stampa, a sinistra (non è un caso...) della struttura. E l’occhio
ci cade subito su un piccolo battibecco tra Bertinotti e D’Alema.
Il segretario di Rifondazione ha tra le mani un foglietto di carta. Sta
disegnando un appartamento di 80 mq2 alla periferia della capitale:
«Valore 350 milioni di lire. Allora la tassa di successione parte da
questa cifra. Non di più. Su questo non intendo mollarrrre». Lo tradisce
la r moscia. Lo rassicura il presidente dei Ds: «Ne parliamo con calma.
Ora festeggiamo. Senza esagerare che domani mattina vorrei andare in
barca». Chi ha voglia di far casino è il popolo della sinistra. Tutti
sotto il palco a cantare “10, 100, 1000 Nassiriya” o a scatenarsi allo
slogan “Chi non salta Berlusconi è”.
Anche il professore salta. Glielo permette il fisico da ciclista
amatoriale. Ma deve fermarsi quasi subito, tirato per la giacca color
blu da un nervoso Diliberto. Si parlano nell’orecchio. Il labiale è però
fin troppo chiaro. Il leader dei Comunisti ha il volto tirato. Chiede a
Prodi garanzie che la legge Biagi sia azzerata. «Buttala via. Non ci
piace». «Calmati. Le daremo qualche ritocco», gli risponde il
Professore. «Il lifting se lo fa Berlusconi, mica le riforme». Se ne va
così Diliberto, decisamente amareggiato per la risposta del suo nuovo
“capo”. Non tutto fila liscio in quella che dovrebbe essere una giornata
di festa. A stemperare gli animi ci pensano altri. Come il verde
Pecoraro Scanio. È a una decina di metri da Prodi. Anche lui ha qualcosa
in mano. È un modellino con alcuni mulini a vento. Insegna a una
novantenne come potrà risparmiare sulla bolletta di casa: «Vede, questo
è il futuro. Basteranno per il fabbisogno dell’Italia». La pensionata
annuisce e ringrazia: «Lo porto alla casa di cura da far vedere».
«Brava», gesticola Rutelli. Che promette: «Costruiremo altri 3 mila
asili nido». Con quali soldi? «Non si sa» ma «siamo sulla buona strada».
«Gli italiani non credono più alle balle di Berlusconi», urla dal palco
al popolo della sinistra. «Promette che toglierà l’Ici sulla prima casa.
Ma dai, non scherziamo. Come fa? Ha ragione D’Alema: è come Wanna
Marchi». «Noi invece...». Pausa. Sircana, portavoce di Prodi, prova a
calmarlo. «Guarda che noi vogliamo rivedere gli estimi catastali. Stai
zitto. Fatti furbo almeno una volta». «Ecco, noi - ribatte con orgoglio
Rutelli - pensiamo che ci sia gente che paga poco per una casa che
avrebbe invece un valore superiore». Sotto la gente inizia a
bisbigliare. «Mi sa che aveva ragione il Cavaliere. Qui butta male».
Secco lo scatto da sprinter consumato di Prodi. Prende in mano il
microfono e chiede al disk jockey di abbassare il volume di “Bella
Ciao”. «Sempre ste’ canzoni. Non c’è qualche liscio della mia Bologna?
Sapete, io a Roma non ci vivrei mai. Comunque, parliamo di Bot e Cct che
è meglio. Li tassiamo al 20 per cento. Ma sia chiaro: solo quelli di
nuova emissione». «È poco - mormora Bertinotti -. Almeno il 23%...».
Ancora qualche scaramuccia. Poi la musica riprende a tutto volume. C’è
“No woman no cry” dell’indimenticato Bob Marley. L’ha chiesta a gran
voce il battagliero Pannella. Tra tutti è il più defilato nella grande
notte romana dell’Unione. Lo si capisce subito. Sta regalando
sacchettini di marijuana a dei giovani dei centri sociali di Bologna.
Tra loro si è intrufolato anche un cronista dell’Unità e di SkyTg24 .
C’è anche Capezzone che indossa una maglietta con la scritta: “Vaticano
talebano”. Questa notte, tutto è concesso ai vincitori della sinistra.
Perfino Caruso, fresco parlamentare di Montecitorio, organizza il primo
esproprio proletario. «Datemi il mio passamontagna. Quello con il Che
Guevara che si fuma lo spinello». Detto e fatto. Con lui molti
insospettabili: da Luxuria mano nella mano con Grillini fino a Ferrando,
per l’occasione vestito da guerrigliero sciita. «Nelle vicinanze della
piazza c’è una Coop». «Ma sei matto! Così ci facciamo male da soli. Il
centrodestra non ha un supermercato?», domanda Caruso. «Fate casino che
vi sbatto dentro», li rimprovera Di Pietro. Sono oramai passate le 4 del
mattino. Gli ultimissimi dati confermano la vittoria dell’Unione. La
piazza fatica ancora a contenere l’entusiasmo della gente. E il leader
dell’Italia dei Valori borbotta con Mastella: «Cumpà, stiamo attenti ai
gay. Se no ce la mettono in quel posto...». Bisogna aspettare le 5 per
veder arrivare una comitiva di marocchini e senegalesi. Cantano e
ballano per ringraziare Prodi del diritto al voto che verrà. Poi
all’alba tutti a casa. Tra poco D’Alema deve svegliarsi per andare in
barca. Altri riposeranno. Qualcuno andrà a papparsi cappuccio e brioche.
Altri, come gli sconfitti del centrodestra, sono già in coda in farmacia
a comprarsi la vaselina...
P.S. Quanto avete letto non è satira preventiva. Non ci piace e non
siamo nemmeno bravi a scriverla. È invece la cronistoria, se volete
semiseria, della vittoria del centrosinistra. È una raccolta dei
progetti che l’Unione ha scritto nero su bianco per il futuro del nostro
Paese. Se vince tutto questo si avvererà. Allora domenica sapete chi
votare per evitare questo incubo.
Fonte: La Padania - Data pubblicazione: 7/04/2006
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