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Non siamo circondati da molti accrediti di
vittoria finale. L’Istituto Gallup svolge un sondaggio in 19 paesi del
mondo, da cui viene fuori che abbiamo l’1% di probabilità di successo
finale, come Perù e Cile, mentre il Brasile è in testa col 24%. Fa
sorridere anche Gentile, quando si fa crescere i baffi ed annuncia che
li taglierà solo all’accesso in semifinale. Molti fanno notare che
potrebbe restare baffuto a vita. Gentile è l’umorista della squadra.
Dice: “Dopo dieci giorni senza vedere una donna, anche Bruno Conti
sembra Ornella Muti”.
E “se prima della partita col Camerun siamo messi male, carichiamo sul
pullman anche le valigie, così poi partiamo per l’Italia sorprendendo
tutti, evitando accoglienze troppo festose…”
In realtà il ritiro nel temperato clima di Pontevedra (L’albergo è la
“Casa del Baron”, con ovvi sberleffi a Causio) fa recuperare molte delle
energie perse durante il campionato... Nell’amichevole con una
squadra portoghese, lo Sporting Braga, vinciamo con un gol di Graziani,
mettendo in mostra un gioco da far ridere anche i polli. Sordillo si
lascia scappare la frase: “Se giochiamo così, ci conviene tornare subito
a casa”. Bearzot risponde caustico: “Non è stata proprio una bella
Nazionale”. La colpa era attribuita al preparatore atletico Vecchiet,
reo di aver impostato la preparazione solo sul fondo, a scapito della
velocità. In effetti, molti azzurri appaiono “imballati”. Il Ct rinuncia
ad infoltire il centrocampo con l’impiego di Massaro al posto di una
punta: “Mi va bene prendere un gol e farne due, siamo destinati a fare
gioco d’attacco.” In realtà giocheremo sempre con la massima attenzione
rivolta alla difesa.
Le finaliste passano da sedici a
ventiquattro, i gironi sono sei da quattro squadre, passano il turno le
prime due, che vanno a comporre ulteriori quattro gruppi da tre, con i
vincenti di ogni gironcino che vanno a comporre semifinali e finali. I
sei gironi eliminatori sono composti da Italia, Polonia, Perù e Camerun;
Algeria, Germania Ovest, Austria e Cile; Argentina, Belgio, Ungheria ed
El Salvador; Inghilterra, Francia, Kuwait e Cecoslovacchia; Spagna,
Irlanda del Nord, Jugoslavia e Honduras; Brasile, Scozia, Urss e Nuova
Zelanda. Per le curiosità, il comune di Cerda, nei pressi di Palermo,
dove si producono 50 milioni di carciofi l’anno, mette in palio 2500
bulbi di carciofi, più un aratro da collezione, per la difesa più
battuta del torneo. E’ un invito, senza malizia, a “darsi
all’agricoltura”. Il “premio” se lo aggiudica El Salvador (solo venti
convocati per fare economia). Siccome, già alla vigilia, i
centroamericani vengono sospettati di questo “successo”, il loro Ct,
Mauricio Gonzales (che con un gol di dieci anni prima all’Honduras aveva
provocato una breve ma sanguinosa guerricciola tra i due paesi), si
affretta a dichiarare che il punto forte della sua squadra è la difesa:
dieci gol li prenderà solo dall’Ungheria.
Il 14 giugno affrontiamo la Polonia del
neo juventino Boniek, di Zmuda e del vecchio Lato con questi undici:
Zoff, Gentile, Cabrini, Marini, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli,
Rossi, Antognoni, Graziani. Lo stopper brasiliano Oscar, origini
italiane, prevede la nostra vittoria per 1-0, invece, pur giocando
benino, non andiamo oltre uno scialbo 0-0, con Tardelli che prende un
palo.
Boniek dichiara ingenuamente di essersi sentito bloccato quando si
trovava davanti i futuri compagni della Juve, Bearzot la prende male,
perché pensa, erroneamente, che ci sia di mezzo un accordo segreto. Con
l’idea che lo scoglio maggiore per superare il turno sia passato, il 18
giugno affrontiamo il Perù, che ha pareggiato con il Camerun per 0-0.
Partiamo con la squadra confermata. Nel primo tempo non giochiamo male,
e andiamo in vantaggio con un bel tiraccio di Conti che sorprende
Quiroga. Rossi a parte, in versione fantasma, la nostra manovra scorre
fluida. Nella ripresa Bearzot inserisce Causio per Rossi, e scatta
improvviso il black out. Perdiamo ogni collegamento tra i vari reparti,
e ci facciamo schiacciare in area dai modesti peruviani. Mostrando un
gioco come quello delle ultime amichevoli, cioè da rappresentativa di
Paperopoli, becchiamo alla fine il gol del pareggio per una sfortunata
autorete di Collovati. Il primo a commentare a caldo è Tonino Matarrese:
“Questa squadra è una
vergogna, è vecchia per fantasia e voglia di vincere.
Mi verrebbe voglia di scendere negli spogliatoi e prendere tutti a calci
nel sedere.”
Gli risponde proprio uno dei “senatori”, Causio: “Questo signore venga a
dircele in faccia certe cose”. Intanto il Camerun fa 0-0 con la Polonia,
dimostrando di non essere una squadra di picchiatori naif come si
pensava, ma di avere degli atleti preparati ed una buona disposizione
tattica. Dopo che la Polonia si è qualificata battendo il Perù per 5-1,
il 23 giugno affrontiamo i Leoni Indomabili del Camerun, con l’interista
Oriali in mediana al posto del compagno di club Marini. Tra gli africani
spicca il bravo portiere N’Kono, forse il migliore di tutti i tempi del
continente nero, il bravo Onana, ed un centravanti che gioca in Francia
e che in patria è un autentico eroe nazionale, Roger Milla.
Per passare il turno ci basta un pareggio: avremmo così un gol segnato
in più degli africani, a parità di differenza reti. Senza strafare, ma
neanche senza soffrire, andiamo in vantaggio con Graziani al 61’,
pareggia M’Bida un minuto dopo. Gli africani, chiaramente superiori dal
punto di vista atletico, pare che tirino il freno, quando gli servirebbe
cercare la vittoria per passare il turno. La partita non ha altre
emozioni, finisce 1-1, noi passiamo il turno, i Leoni tornano a casa pur
avendo mostrato un gran bel gioco, senz’altro migliore del nostro.
Nell’84 Roberto Chiodi del settimanale “Epoca”, insieme ad Oliviero Beha,
pubblica degli articoli in cui denuncia che quella gara fu il frutto di
un accordo: italiani a passare il turno, contro l’imbattibilità degli
africani. I due giornalisti scrivono anche un libro: Mundialgate, dietro
la vittoria italiana in Spagna una clamorosa storia di corruzione, in
cui sono raccontate, in terza persona, le peripezie dei due, tra Camerun
e Corsica, alla ricerca della verità.
Le loro prove vengono però smontate facilmente dalle polemiche. Vero è
che i Leoni ci dettero il tragico sospetto di risparmiarci, visto che,
famosi per il loro gioco duro, non ci dettero neanche un calcetto, ma,
se proprio la partita doveva essere comprata, tanto valeva comprare la
vittoria e seppellirli sotto un bel po’ di reti, cosa che ci avrebbe
permesso di cadere poi in un gironcino più semplice. Certo è che, poi,
ne avrebbe perso di fascino tutta l’avventura. Beha non ha mai
ritrattato la sua versione, ma la Fifa non ha mai aperto un’inchiesta.
Nell’ottobre del 1984, Roberto Chiodi di “Epoca” chiuse così lo
scandalo: “Sulla partita Italia-Camerun è sceso l’ordine di fare
silenzio. Gran parte della stampa si è allineata alla consegna: quei
ragazzacci che avevano osato parlar male della nazionale sono stati
messi in riga, hanno ricevuto la loro brava dose di bacchettate sulle
mani, non ci riproveranno più.”
Intanto, visto che siamo dilaniati dalle polemiche, Bearzot decide di
chiudere la squadra in un clamoroso silenzio-stampa. Tra i motivi c’è
anche il pettegolezzo di una amicizia “particolare” che legherebbe due
azzurri (Cabrini e Rossi?), che fa imbestialire il Ct. La squadra delega
solo il capitano Zoff a parlare con la stampa.
I gironcini del secondo turno sono
composti da Polonia, Urss e Belgio; Spagna, Inghilterra e Germania
Ovest; Brasile, Argentina e Italia; Francia, Austria e Irlanda del Nord.
Gli azzurri vanno a Barcellona, circondati dagli sberleffi della stampa
e dal pessimismo generale, per affrontare un girone impossibile. Come
possiamo fare a battere argentini e lo squadrone carioca giocando da
Ridolini come abbiamo fatto fino ad adesso? E con un centravanti comico
come Rossi? Ci vorrebbe un miracolo. L’unico che lo intuisce, oltre a
Bearzot, che tira avanti per la sua strada e non la smette di incitare i
suoi ragazzi, è Gianni Brera, che scrive articoli che fanno trapelare
una certa speranzuccia. Il 29 giugno davanti ai 43mila del Sarrià, lo
stadio dell’Espanyol, affrontiamo l’Argentina di Maradona in un
caldissimo pomeriggio con Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati,
Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani. Diaz e Maradona a
parte, gli altri nove sono tutti campioni del mondo in carica. Bearzot
affida il fuoriclasse piccolo e bruttino alle cure di Gentile. La
marcatura è di quelle da manuale del controllo a uomo nel gioco del
calcio. Gentile picchia come un fabbro, si becca un cartellino giallo,
secondo Brera appoggia sul fianco di Maradona anche qualcosa di cui è
meglio tacere, ma riesce spesso a battere Diego sul tempo, e ad
anticiparlo numerose volte, bloccando la manovra avversaria che quasi
sempre passa per i piedi fatati del Pibe de Oro. Dall’altra parte Rossi
dà segni di risveglio, con Conti e Graziani che si dannano l’anima per
farlo partecipare alla manovra.
Il primo tempo scivola via senza sussulti, vivendo sulle continue
lamentele di Maradona, ossessionato da Gentile. Nella ripresa sono gli
azzurri a prendere le redini del gioco, pressando gli avversari fin
dalla loro trequarti, cercando di recuperare palla e partendo in veloci
contrattacchi portati avanti con tutti gli effettivi. Graziani sfiora la
rete, Tardelli impegna severamente Fillol. E’ il preludio del gol: al
57’ la palla scorre da Antognoni a Conti, suggerimento delizioso per il
sinistro di Tardelli, non c’è scampo per Fillol, 1-0 per noi. La
reazione degli uomini di Menotti è veemente: Bertoni impegna Zoff, Diego
prende un palo su calcio franco. Dopo qualche istante il pareggio sembra
cosa fatta, con un colpo di testa di Passarella che trova un grande Zoff.
Gli azzurri cercano di uscire dal guscio: al 67’ Tardelli lancia Rossi
solo davanti a Fillol, ma il centravanti batte addosso al portiere. Il
rinvio è preda di Conti, che ha seguito l’azione e, favorito da un
rimpallo, si porta sul fondo e porge indietro per Cabrini, che scocca il
sinistro: 2-0, argentini annichiliti. Entrano Marini e Altobelli per
Oriali e Rossi, i sudamericani accorciano con una punizione di
Passarella calciata prima che l’arbitro fischi, poi c’è l’espulsione del
terribile Gallego, che ha martoriato Marini e Scirea. Finisce 2-1, con
Menotti che la prende male ed inizia a sparlare: Gli azzurri giocano
solo in difesa, dice, fanno un non-gioco, non sono una vera squadra. Con
il successo le critiche della stampa si attenuano come per miracolo.
Adesso la colpa delle brutte partite precedenti non è data alla squadra,
ma alla Federazione che non è intervenuta a svolgere le sue funzioni
dirigenziali, lasciando gli azzurri in un mare di difficoltà.
Preparando la gara col Brasile, Bearzot dichiara di voler rinunciare
agli “atteggiamenti tattici scriteriati” usati con gli argentini, ma di
presentare un modulo più prudente, con copertura e contropiede
manovrato. Il problema non era il solo Falcao, ma anche tutti gli altri
verdeoro, che sono difficilissimi da marcare perché svariano per tutto
il campo. Bearzot decide di marcarli a zona quando arretrano, a uomo
quando hanno il possesso palla. Il perno della squadra di Bearzot, oltre
una granitica difesa a uomo, è il centrocampo, con un mediano di rottura
(Oriali o Marini), un cursore (Tardelli) ed il folletto Conti. Il Ct
chiede ai difensori chi se la sente di marcare Zico, il fuoriclasse con
il numero 10 sulle spalle, Gentile fa un passo avanti. Il Ct ha
l’illuminazione di capire che Santana usa Serginho come centro-boa, come
appoggio per i compagni che entrano in area da dietro. Gli mette alle
costole Collovati con l’ordine di tentare di anticiparlo sempre,
altrimenti sono guai. Intanto i carioca battono l’Argentina con un
eloquente 3-1, Maradona la prende male e si fa espellere per un brutto
fallo. Il risultato è decisivo perché, per andare in semifinale, siamo
costretti a battere i carioca, il pareggio regalerebbe a loro il
passaggio del turno, per il gol in più fatto alla banda di Menotti.
Lo stopper Oscar, che non c’aveva preso pronosticandoci con la Polonia,
dichiara: “Vinciamo 1-0, il gol lo segno io.” Il 5 luglio, sempre al
Sarrià affrontiamo la nostra Mission: Impossible con Zoff, Gentile,
Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni,
Graziani. Il Brasile schiera Peres, Leandro, Junior, Toninho Cerezo,
Oscar, Luisinho, Socrates, Falcao, Serginho, Zico, Eder. Fischia
l’israeliano Klein, quello di Italia-Argentina del ’78. Cronaca: dopo 3’
Tardelli scodella al centro un cross che Rossi cicca come neanche fanno
gli amatori, e tutti giù a bestemmiare contro Paolo e contro chi ce l’ha
portato. Passano due minuti, Cabrini mette un bel cross nel mezzo,
stavolta Rossi ci mette la testa: 1-0, la gioia è pari all’incredulità.
Però, abbiamo proprio un bel centravanti. Passano alcuni istanti e
Junior mette Serginho davanti a Zoff, col portiere che si salva in
uscita. Capiamo subito che sarà dura resistere. Al 10’ Zico,
francobollato da Gentile, si libera del difensore e porge palla al
capitano Socrates: il “dottore”, che è veramente laureato in medicina,
entra in area e calcia tra Zoff ed il suo palo di sinistra. La palla si
infila, 1-1. Un minuto dopo Gentile colpisce duro Zico, scatta il
giallo. I carioca approfittano del nostro momento di sbandamento, e con
un Falcao in stato di grazia, prendono le redini del gioco.
Impressionano i tiri di Eder che filano a 114 Km/h. Incominciano però a
sottovalutarci: al 25’ Cerezo e Junior, non due qualunque, sbagliano un
disimpegno sulla loro trequarti, si piomba sulla palla Rossi, che fa
qualche passo, poi batte Peres: 2-1, tra la sorpresa generale siamo di
nuovo in semifinale. Si fa male Collovati, e Bearzot inserisce il
ragazzo baffuto, Bergomi. Il tempo si chiude con un paio di occasioni
per Zico e Socrates, con Zoff pronto a respingere, e le terribili
punizioni di Eder che vanno sempre a finire sulla barriera. Gentile
strappa la maglia di Zico.
Il secondo tempo è tutta una palpitazione, vietatissimo ai malati di
cuore. Al 48’ Falcao sfiora il palo, al 51’ Conti sbaglia un facile 3-1.
Al 53’ Luisinho abbatte Rossi in area, il rigore ci poteva stare. Al 55’
una punizione di Zico (delizierà i tifosi dell’Udinese con la sua
specialità) va fuori di un niente, un minuto dopo Zoff si tuffa sui
piedi di Cerezo. Al 58’ lo stesso Dino respinge un tiraccio di Serginho,
capovolgimento di fronte e Rossi, solo soletto, spedisce fuori. Ancora
un minuto ed Eder, su punizione, supera la barriera ed esalta le
infinite doti di Zoff. Per dieci minuti non succede niente, con gli
azzurri che sembrano poter controllare agevolmente. Di colpo, corre il
68’, Junior serve al limite Falcao, nessuno va a chiudere sul romanista
che scocca il sinistro, Zoff è impotente: 2-2, qualificazione che
ripassa ai brasiliani. I carioca non sanno però resistere alla loro
vocazione offensiva, e continuano ad attaccarci senza badare al nostro
contropiede. Grazie a questa specialità, al 74’ otteniamo un angolo,
battuto da Antognoni, respinta di Luisinho, palla tra i piedi di
Tardelli. Marco fa partire il sinistro, ma la palla è destinata sul
fondo. Solo che quel giorno si è svegliato un furetto che non si ferma
neanche a fucilate. Rossi ci mette il piedino: 3-2, siamo di nuovo in
semifinale. Marini entra per uno stanchissimo Tardelli. I brasiliani,
frastornati, potrebbero pareggiare all’80’, ma Socrates è fermato da un
dubbio fuorigioco. Diventa protagonista Klein all’87’: Rossi dà ad
Oriali, da questi ad Antognoni, palla nel sacco. Sarebbe il 4-2, invece
l’arbitro annulla per un inesistente fuorigioco.
Finita? Macché. All’89’ Eder calcia un angolo, Oscar, il terzino dai
grandi proclami, va a colpire di testa e la palla, beffarda, sembra
infilarsi in rete alla sinistra di Zoff, senza dare scampo al nostro
portiere. 3-3? Neanche per sogno: proprio sulla linea, con un balzo che
non riesce neanche ai ragazzini, ci arrivano le manone del nostro numero
1. I brasiliani chiedono lo stesso il gol, Dino si alza facendo
minacciosamente di no col dito verso l’arbitro. Klein non abbocca, dopo
poco fischia la fine. 3-2, se vi capita la cassetta della gara, non
lasciatevene sfuggire la visione. In Italia iniziano i festeggiamenti ed
i cortei delle auto: Rossi, che è il primo calciatore a segnare tre reti
tutte insieme al Brasile, è elevato ad eroe nazionale, in sudamerica
diventa il nome di una febbre tropicale.
Sono in molti a voler salire, adesso, sul carro dei vincitori. Il primo
è l’ineffabile Antonio Matarrese, che qualche giorno prima voleva
prendere tutti a calci. Garanzini scrive di lui: “Tonino che…battuto il
Brasile, in spogliatoio invece si presenta perché non si sa mai che ci
scappi la foto ricordo, e mentre il vecio (Bearzot, ndr) si limita ad
osservare, toh, ecco anche il galletto, due-tre giocatori dello zoccolo
duro corrono a spalancare un finestrone urlando ma che puzza di merda
qua dentro, e chissà se Tonino coglie la sottile ironia…Tonino che per
una brutta sconfitta dell’under 21 vorrebbe prenderli tutti a calci nel
sedere perché la fantasia è quella che è. Tonino innamorato perso di
Sacchi che a ogni titolo dell’odiato Maldini (che vince tre campionati
europei con i ragazzi dell’under, ma il cui gioco è sempre stato agli
antipodi da quello del Pelatone di Fusignano, ndr) si scaraventa sul
campo a sollevare la coppa in eurovisione.”
Negli altri gironcini passa la Polonia, battendo con tre gol di Boniek
il Belgio, e pareggiando 0-0 con L’Urss, che con il Belgio non va oltre
l’1-0. Nella partita con l’Urss Boniek rimedia un’ammonizione
assolutamente gratuita, che gli farà saltare la semifinale con l’Italia.
Per Brera si tratta dell’aiuto di “Eupalla, nostra musa della Pedata”.
Il Ct Piechniczek se la prende perché non troverà il Brasile: “I carioca
sono forti davanti, ma fanno giocare, in difesa non sono gran ché e poi,
quel portiere…”.
Passa la Germania, che fa 0-0 con gli inglesi, poi batte 2-1 i modesti
spagnoli. All’Inghilterra basterebbe un 2-0 per andare in semifinale,
invece Arconada tira giù la saracinesca, finisce 0-0, gli inglesi
tornano dalla loro Regina senza aver perso una partita, come il Camerun.
Anche un’altra squadra che aveva fatto ridere nel girone eliminatorio, a
riprova che nella prima fase è importante qualificarsi stando attenti
più a risparmiare prezioso energie, più che sciuparle per vincere gare
inutili, la Francia, batte l’Austria 1-0, poi gli irlandesi per 4-1. I
galletti hanno un centrocampo talmente bello da non sembrare nemmeno
vero. Lo formano Platini, il piccolo Giresse, il nero Tigana e l’arcigno
Fernandez. Anche la loro prima riserva, Genghini, sarebbe titolare in
molte delle squadre che partecipano al torneo. Le semifinali sono
Polonia-Italia e Francia-Germania Ovest. A Bearzot manca Gentile, che è
squalificato ma si è tagliato i baffi, e l’8 luglio, sempre a
Barcellona, ma al Nou Camp, mette Bergomi al suo posto. Per il resto è
la stessa formazione che ha iniziato con il Brasile. I polacchi, senza
Boniek (che in Italia, oltre che essere la gioia dei tifosi juventini,
guiderà il centrocampo di Eriksson nella Roma che sfiora il tricolore
’86), perdono parecchio. Li facciamo fuori senza molta poesia con due
gol di Rossi, uno di rapina, l’altro chiudendo di testa un contropiede
di Conti.
Tra la gioia generale, siamo in finale. Unica nota stonata è
l’infortunio di Antognoni, che ci lascia senza un regista. L’altra
semifinale è molto più interessante: segnano i tedeschi con l’ala
Littbarski, gambe storte, ciuffo ossigenato, ma grande dinamismo,
pareggia un rigore di Platini, passato anche lui alla Juventus del Trap
(dopo un anno di transizione, la squadra bianconera vincerà con lui sia
in Italia sia in Europa). Nei supplementari vanno avanti i francesi col
mitico Tresor e con Giresse, li raggiungono i tedeschi con Rumenigge e
Fischer. I rigori, emozionantissimi, dicono Germania. Durante la
partita, il portiere Schumacher entra duro sul libero francese Battiston,
spaccandogli un bel po’ di denti, senza nemmeno chiedere scusa. Prima
della finale, Matarrese si addossa la paternità del nostro miracoloso
cambiamento, e dice che “vi è stato un richiamo alla responsabilità e i
giocatori l’hanno sentito. Questa nazionale ha insegnato parecchio ed ha
ancora parecchio da insegnare a tutti. Merita rispetto e tanti onori,
perché sta raccogliendo i frutti d’un lavoro ininterrotto”. Ma come? Non
era vecchia per mentalità?
Non meritavano tutti dei calci nel sedere?
Per la finalissima (dopo che la Polonia si aggiudica per 3-2 il terzo
posto), da disputare al “Santiago Bernabeu” di Madrid l’11 luglio,
arriva anche il presidente Pertini, che aveva già gioito freneticamente
ai gol di Rossi al Brasile nella nostra ambasciata di Parigi. In quei
giorni l’Italia è “sconvolta” dalla serie di concerti dei “Rolling
Stones”. Il concerto di domenica 11 a Torino è corredato da un
maxischermo, per permettere agli spettatori di poter vedere anche la
partita. Ad un certo punto, il leader del gruppo, Mick Jagger, indossa
una maglia azzurra con il numero 20, quello di Rossi, e profetizza il
3-1 per noi: la folla va in visibilio. Bearzot sostituisce Antognoni con
Oriali, ma preferisce il difensore Bergomi al mediano Marini. Ne esce un
5-3-2, anni prima che venga inventato tale modulo tattico. Queste le
formazioni: Italia con Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati,
Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani. Germania con
Schumacher, Foester B., Briegel, Kaltz, Foester K. H., Stielike,
Littbarski, Dremmler, Fischer, Breitner, Rumenigge. Arbitro il
brasiliano Coelho. C’era stata una polemica su di lui, subito chiusa,
perché sembrava essere stato beccato a piangere all’eliminazione del
Brasile. Ne assume la difesa Artemio Franchi, presidente della
Commissione internazionale Arbitri. Si fa subito male Graziani,
sostituito da Altobelli. Le punte italiane sono francobollate dai
terribili fratelli Foester, con Stielike libero, e possono vedere solo
pochi palloni. Non ridono neanche le punte tedesche, Rumenigge, cui il
ragazzino Bergomi, suo futuro compagno nell’Inter, non fa vedere palla,
e Fischer, che se la vede con Gentile.
Visto il trattamento subito dalle punte, le squadre si affidano ai
centrocampisti, con tiri di Littbarski e le penetrazioni di Bruno Conti.
Proprio il romanista, lanciato in area da Altobelli, al 24’ è steso da
Briegel. Coelho fischia il solare rigore: Antognoni, rigorista della
squadra, non c’è, Rossi guarda da un’altra parte, Altobelli si gira
intorno facendo finta di niente, tocca a Cabrini. Il Bell’Antonio si fa
ipnotizzare da Schumacher, il tiro esce a lato. Lo sconforto attanaglia
gli azzurri, ma i tedeschi, chiaramente a corto di fiato per la
terribile semifinale disputata, non ne approfittano. Si va al riposo con
Gentile e Bergomi che sono conciati per niente bene. Bearzot ha a
disposizione un cambio solo, chiede ai due chi vuole uscire, nessuno
fiata. Tutti fanno a gara per consolare Cabrini, che sta piagnucolando
in un angolo, il Ct urla agli azzurri di rientrare e sbrigare subito la
pratica. Entriamo in campo più convinti, e quando iniziamo a spingere
non c’è più partita, con i difensori che si portano sempre più sovente
davanti. Al 57’ Oriali, al quale il cantante Ligabue ha dedicato la sua
canzone Una vita da mediano, è steso alla trequarti, con Tardelli che
batte subito per Gentile, defilato sulla destra. Claudio scodella in
mezzo un pallone che sembra avere un grosso neon rosso sul quale spicca
la scritta “spingere”. Oriali arriva in ritardo, si gettano sulla palla
Rossi e Cabrini, con Schumacher che non può far altro che guardare:
tocca la testa di Pablito, 1-0, Rossi è il cannoniere del torneo con sei
reti.
I tedeschi hanno una reazione d’orgoglio, Zoff si deve impegnare su un
colpo di testa del neo entrato Hrubesch, poi deve sedare una paurosa
mischia seguita ad un cross del bravo Briegel. Al 69’ gli azzurri si
rifanno sotto: parte Conti ed incrocia con Rossi, da Paolo a Scirea,
incuneatosi nel vertice destro dell’area tedesca. Passaggio a Bergomi,
anche lui dentro l’area. Due difensori nell’area avversaria, altro che
catenaccio! Allo Zio la palla brucia, e la ripassa subito al povero
Gaetano, deceduto nell’89 in un tragico incidente automobilistico in
Polonia, dove era andato ad osservare una squadra che doveva giocare con
la Juve allenata da Zoff in Coppa Uefa. Scirea non è pressato, alza la
testa e vede Tardelli libero al limite dell’area: servito. Tardelli
scocca il sinistro, Schumacher non si muove neanche, 2-0, con
l’esultanza del centrocampista che ha fatto storia. La regia spagnola va
ad inquadrare Pertini in tribuna d’onore, che scatta dalla poltrona e si
mette ad agitare le braccia con la felicità di un ragazzino. In campo ci
sono solo gli azzurri, all’80’ parte in contropiede Conti, che poi
appoggia a “Spillo” Altobelli, che si porta la palla dal destro al
sinistro, e beffa Schumacher in uscita disperata: 3-0, per Conti è
addirittura il quarto assist vincente in sette partite, più un gol
personalmente segnato. A questo punto ci mettiamo ad aspettare il
fischio finale, con Breitner, l’unico tedesco campione del ’74, che
risolve una mischia per il 3-1. Entra Causio per Altobelli, giusto
riconoscimento per tutto ciò che Franco ha fatto per la Nazionale.
Senza recuperare nemmeno un minuto, il bravo Coelho fischia la fine
impossessandosi della palla e slanciandola in alto con le mani (davvero
una bella immagine), siamo Campioni del Mondo, Nando Martellini lo urla
per tre volte. Il Bernabeu diventa un trionfo di tricolori, Pertini,
raggiante, abbraccia e bacia tutti gli azzurri, primo tra tutti il
serioso Zoff, che, per l’occasione, abbozza pure un timido sorriso.
Schumacher non gli stringe la mano, Pertini non se la prende, anzi lo
inviterà anni dopo a Roma, dove il portierone tedesco chiederà scusa al
presidente. Il Re di Spagna, Juan Carlos, che indossa un’elegante
cravatta azzurra, mette la Coppa nelle mani più sicure del mondo, quelle
di Zoff. Il pittore Renato Guttuso immortala l’immagine delle mani di
Dino che sollevano la Coppa, per il francobollo che festeggia la
vittoria. Gli italiani si fanno prendere dal delirio sportivo, con la
festa che dura per tutta la notte. Paolo Rossi, oltre che essere eletto
miglior giocatore del torneo, vince il Pallone d’Oro, davanti al
francese Giresse, e diventa il quarto azzurro ad aver segnato in due
edizioni mondiali, dopo Meazza, Pandolfini e Rivera. Pertini, che
etichetterà poi quei momenti come i più felici del suo settennato, fa
viaggiare la squadra sull’aereo presidenziale per il trionfale ritorno a
Roma.
Sull’aereo si consuma l’ultimo episodio curioso: Pertini e Zoff sfidano
Bearzot e Causio a “scopone scientifico”, difficile gioco di carte di
cui il presidente è appassionato giocatore. In mezzo al tavolo fa bella
mostra di sé la Coppa. Alla fine, Pertini accusa vivacemente Zoff di
aver sbagliato un paio di mani, con dovizia di particolari, e di aver
provocato, lui solo, la sconfitta che rimediano i due. Zoff non può far
altro che giustificarsi arrossendo.
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Autore: BACCI ANDREA |
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